L’ex top-50 ATP sta svolgendo una programmazione coraggiosa per tornare ai livelli di un tempo. Manerbio è una buona chance per raccogliere punti: ha esordito bene contro un buon Jacopo Berrettini. L’Italia perde anche Zeppieri e Bortolotti, ma si salva con Arnaboldi. Mercoledì: big in campo.

 

Insieme a Paolo Lorenzi e Simone Bolelli, il giocatore più importante al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra) è il russo Teymuraz Gabashvili. In un passato non troppo distante è stato numero 43 ATP, ha vinto 10 Challenger e – soprattutto – vanta due apparizioni negli ottavi del Roland Garros, nel 2010 e nel 2015. Persona vivace, accompagnato a Manerbio dalla compagna e dalla figlia piccola, ha superato Jacopo Berrettini col punteggio di 6-0 6-7 6-3. A parte un primo set surreale, durato appena 18 minuti, c’è stato grande equilibrio e lo strappo decisivo è arrivato nell’ottavo game del terzo set, quando Berrettini ha commesso qualche errore di troppo. Nonostante abbia 34 anni e il meglio sia inevitabilmente passato, il russo gioca ancora con la grinta dei bei tempi, facendo capire al pubblico di Manerbio perché è soprannominato “Tsunami”. Per il fratello minore di Matteo rimane qualche rimpianto per alcune piccole chance avute nel terzo set. In particolare, si è trovato 15-30 sul servizio di Gabashvili sul 2-2. A quel punto ha sbagliato alcune risposte non impossibili, peraltro sulla seconda palla del russo. Anche sul 3-3 si è trovato 30-30, ma alla fine è stato lui a cedere. “Partita molto complicata, anche se il primo set è stato inaspettatamente facile – ha detto Gabashvili – lui non era pronto, forse era condizionato dal mio passato, non so. Di sicuro ha sbagliato molto. Nel secondo set sapevo che avrebbe dato tutto: è cresciuto molto e io non l’ho fatto. Sapevo che se avessi servito bene avrei avuto la chance di brekkarlo, invece sono finito in svantaggio e ho perso al tie-break”.

“BERRETTINI? SE TIRASSE SEMPRE VINCENTI SAREBBE UN TOP-10…”

C’è stata grande battaglia nel terzo: fino al 3-3, probabilmente, le occasioni migliori le ha avute Berrettini. “Il terzo è stato molto combattuto: lui ha giocato bene, ma sono cresciuto anch’io. Servendo bene, ero tranquillo. In queste situazioni devi aspettare gli errori dell’avversario… e sono arrivati. Faceva molto caldo, le palle volavano e non poteva certo tirare vincenti su ogni colpo. Se lo facesse, sarebbe top-10. Io ne ho approfittato, l’ho brekkato e grazie a Dio ho chiuso la partita”. Sceso al numero 425 ATP, il russo di origine georgiana ha bisogno di risultati per riconquistare una classifica degna di chi ha saputo chiudere cinque stagioni tra i top-100 ATP e raccogliere scalpi importanti come Gonzalez, Roddick, Ferrer e Murray. Non si può dire che non ci stia provando: sta svolgendo una programmazione coraggiosa, con tornei ai quattro angoli del globo. Nell’ultimo mese ha giocato negli Stati Uniti, poi in Kazhakstan, poi di nuovo negli Stati Uniti e infine sta cercando fortuna a Manerbio, laddove è atteso dal n.3 del tabellone Kimmer Coppejans. Per adesso, i risultati lo bocciano: nel circuito Challenger ha raccolto appena due terzi turni (a Gerusalemme e Binghamton), mentre vanta una finale al torneo ITF di Kazan, ormai risalente a gennaio. Non è stato vittima di particolari infortuni, ma è stato “semplicemente” vittima di una crisi di risultati. Tra il 2017 e il 2018 ha raccolto ben 17 sconfitte di fila. Al di là di questo, Il suo nome aumenta ancor di più il prestigio del torneo, e il prossimo match sarà un test molto interessante per valutare le possibilità di tornare ai livelli di un tempo.

Condividi questo post su: