Fresco di collaborazione con l’accademia di Riccardo Piatti, il senese punta deciso a ritrovare i top-100 grazie a un nuovo equilibrio nella preparazione atletica. “Continuando a sottopormi a carichi di lavoro pesantissimi, non riuscivo più a recuperare”. A Manerbio vince in rimonta contro Peter Torebko in un match sospeso da mercoledì. Un ottimo Arnaboldi raggiunge i quarti.

 

Guai a darlo per finito. Tra quattro mesi, Paolo Lorenzi compirà 38 anni ma non ne vuole sapere di alzare bandiera bianca. Anzi, uscito dai top-100 ATP dopo anni di gioiosa permanenza, ha tutta l’intenzione di tornarci e togliersi ancora belle soddisfazioni. Nel giorno del 38esimo compleanno di Roger Federer, ha raccolto una bella vittoria all’esordio nel Trofeo Dimmidisì (46.600€, terra). Non tanto per la classifica, o per il valore dell’avversario (il tedesco Peter Torebko, n.305 ATP), ma per il modo in cui si è sviluppata la partita. Mercoledì pomeriggio, prima che si abbattesse un diluvio universale su Manerbio, il tedesco faceva il bello e il cattivo tempo. Aveva trovato una finestra sul lato destro di Lorenzi e ha raccolto tanti vincenti. Al rientro in campo, dopo una lunga attesa prima che i campi tornassero praticabili, si è visto un altro match. Lo score finale recita 2-6 6-1 6-4 per Lorenzi, bravo a trovare il break decisivo nel settimo game del terzo, al termine di uno spettacolare corpo a corpo a rete. “Insieme al mio allenatore Cristian Brandi abbiamo studiato gli errori di ieri – racconta Lorenzi – ero lento e passivo, oggi ho cercato di spingere di più ed è stata la chiave. Ieri tiravo troppo piano con il dritto e aspettavo le sue giocate. Oggi sono stato più aggressivo e ho servito meglio”. Quando gli chiediamo se la lentezza del campo gli è stata d’aiuto, la prima testa di serie del torneo manerbiese preferisce sottolineare l’atteggiamento. “Credo che sia stato quello a darmi una mano. Ieri ho commesso troppi errori, a questo livello non te lo puoi permettere. Sono stato molto attento ed era difficile spingere perché c’erano molti giochi di luce e ombra, e questo ha portato Torebko a sbagliare di più”. Negli ottavi, “Paolino” se la vedrà con l’argentino Andrea Collarini in un match inizialmente previsto giovedì, ma spostato per via dei ritardi.

 

NUOVA BASE E NUOVA PREPARAZIONE ATLETICA

Da qualche settimana, Lorenzi è entrato nel team di Riccardo Piatti a Bordighera. “Ad aprile ho terminato il rapporto con il coach argentino Walter Grinovero – racconta Lorenzi – dopodiché sono stato un paio di mesi da solo. A Wimbledon ho parlato con Max Sartori ed è emersa la possibilità di andare a Bordighera, anche perché vivo negli Stati Uniti e avevo bisogno di un appoggio qui in Italia. Ho trascorso una settimana al Centro e c’era Andrea Volpini, l’attuale coach di Sinner, poi c’era la disponibilità di Brandi e ho iniziato con lui. Abbiamo fatto Perugia e Umago: Manerbio è il terzo torneo insieme”. Numero 126 ATP, Lorenzi è 152esimo nella Race, la classifica stagionale. È rimasto grossomodo sui livelli dell’anno scorso, ma non gli basta. “Se devo essere sincero, non sono soddisfatto. Speravo – e spero – di fare meglio. Il ranking non è male, ma vorrei comunque tornare tra i top-100. L’anno scorso avevo avuto qualche problema fisico, mentre quest’anno non ce ne sono stati. Semplicemente, ho vinto meno di quanto mi aspettassi. Ma con un esempio come Roger Federer tra i coetanei, senza scomodare il 40enne Ivo Karlovic, “Paolino” ritiene di poter fare qualcosa di importante, magari calibrando diversamente la preparazione atletica. Ha sempre lavorato moltissimo, ma a quasi 38 anni il fisico non può essere quello di dieci anni fa. “Fino a qualche mese fa continuavo a provare ad andare a 300 all’ora, ma il fisico non rispondeva più  – dice Lorenzi – adesso, con il preparatore atletico, stiamo cercando un nuovo equilibrio. Qualcosa è già cambiato: prima viaggiavo, arrivavo al circolo e mi allenavo subito. Adesso passo prima in hotel, mi riposo, e solo dopo mi alleno. In effetti è stato il mio problema più grande: ero abituato a carichi di lavoro altissimi, ma mi sono reso conto che quando li facevo non ero più in grado di recuperare”. Con questa nuova consapevolezza, Lorenzi prova a rilanciarsi e ha scelto Manerbio, laddove aveva giocato soltanto una volta, nel 2004 (nell’edizione in cui ci fu Novak Djokovic), per rilanciarsi. Lo spirito è sempre lo stesso: indomito e coraggioso.

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